Editoriale - 09/07/2005
COMMENTO ALL'ATTENTATO TERRORISTICO A LONDRA
DI ELIO RIGILLO
Un attentato che colpisce non solo l'Inghilterra, ma l'intera civiltà
occidentale. Così sono state definite le quattro bombe che in sequenza
hanno lacerato il cuore di Londra. Il Premier britannico Tony Blair ha perso
forse per la prima volta la calma e la tranquillità che lo hanno
sempre contraddistinto nelle sue apparizioni pubbliche. Davanti ad un parterre
con i potenti del pianeta riuniti e stretti attorno a lui nella prima dichiarazione
dopo l'attentato, Blair ha voluto farsi portavoce del mondo occidentale.
Noi tutti ci sentiamo solidali con gli inglesi, oggi.
Ma non ci accontentiamo degli umori e delle sconvolgenti emozioni che in
noi suscitano le immagini dei corpi feriti, straziati, accasciati alla fermata
di un autobus o nelle stazioni della metrò.
Ci sentiamo indignati.
Viviamo con dolore le scene di una normalità spezzata, leggiamo dietro
alle cifre (50 morti, decine di feriti) il dramma umano di persone che come
noi vivevano una situazione quotidiana, in apparente sicurezza, e ci liberiamo
in un abbraccio ideale verso gli inglesi, uomini come noi.
Ci sentiamo indignati. Siamo indignati dalla leggerezza con cui dal mondo
politico sono affrontate dinamiche complesse e di articolata soluzione come
quelle che riguardano l'incontro di due civiltà inevitabilmente diverse.
La dinamica che invece viene innescata è quella del terrore, che
porta a classificare l'islam come il nemico. Intanto continuiamo a dimenticare
i paesi islamici, dimentichiamo i Paesi più deboli economicamente,
salvo poi considerarli quando le avversità ce li fanno diventare
nemici.
Dimentichiamo le ragioni che hanno tenuto strette le Nazioni dell'Occidente
in una guerra ritenuta giusta contro Paesi della civiltà islamica.
Noi stessi abbiamo sconvolto la quotidiana esistenza di migliaia di civili
che vivevano normalmente nelle loro terre, come i cittadini inglesi stroncati
ieri dagli ordigni esplosivi. Noi stessi abbiamo cercato di diffondere la
democrazia con mezzi che la democrazia non riconosce (per non dire che misconosce
fermamente) come propri.
Da Londra abbiamo capito che il terrorismo colpisce con precisione ed inesorabilità,
riesce ad innestarsi bene nella nostra società, ne comprende gli
ordini, le mosse, le strutture. Possiamo dire che ci capisce. Ma noi possiamo
dire di conoscere altrettanto bene il mondo islamico?
Non andiamo alla ricerca delle cause degli attentati di Londra: ci sono
servizi segreti ed organi di intelligence preposti a questo. Cerchiamo solo
di darci una piccola risposta, nella nostra ignoranza di comuni cittadini.
Ma nel riconoscere l'errore della civiltà occidentale, oggi, per
quello che è successo a Londra anche noi ci sentiamo un po' colpevoli.
Elio Rigillo
