Intervista a Renato Zangheri
INCONTRO CON RENATO ZANGHERI
03/08/2005
Presidente Direzione
Federale Ds di Bologna
Il 2 agosto abbiamo ricordato il 25° anniversario della strage di Bologna. Alla vigilia di questa ricorrenza sia il sindaco Cofferati che l'Associazione dei Famigliari delle Vittime avevano lanciato ripetuti appelli affinché la piazza evitasse di fischiare il rappresentante del governo; nonostante questo abbiamo assistito ad una dura contestazione verso Tremonti. Ritiene che questo comportamento sia giustificabile?
Forse giustificabile ma di sicuro non opportuno. In democrazia non si possono
abolire le opinioni ma esiste la parola che è il mezzo migliore per
esprimerle perchè parlare e discutere può servire a convincere
gli altri.
A prescindere dal fatto che il personaggio possa attirarsi simpatie o antipatie,
in quel contesto non bisogna dare un giudizio sulla persona ma pensare che
è un rappresentante del governo, delle istituzioni del nostro Stato.
Inoltre fischiare ancora prima che una persona inizi a parlare è
incivile: così facendo si è data agli avversari la possibilità
di criticarci, di dire che non siamo così democratici come diciamo
di essere
Anche perché è difficile dare una definizione
dei contestatori: gli estremisti? Il centro sinistra? I mass-media poi di
certo non aiutano: pochi sanno che Fassino è stato uno dei primi
a deplorare questo comportamento.
Passiamo dal terrorismo del passato a quello del presente: lei crede che il prolungarsi della permanenza dei nostri soldati in Iraq incrementi il rischio di attacchi terroristici contro l'Italia? Condivide l'analisi di Romano Prodi secondo cui le nostre in Iraq sono "truppe di occupazione"?
Contro Prodi si è scatenata un'inutile guerra di parole. Quello
che conta è il giudizio sulla guerra in Iraq: guerra che sempre più
chiaramente si rivela ingiusta.
Gli Usa volevano stabilizzare quella zona, ma sono riusciti solo a renderla
più instabile pagando tutto questo a un caro prezzo: ogni giorno
nuovi morti civili e militari, iracheni e americani, anche italiani
Questa situazione non è facile da risolvere, molti esperti considerano
questa guerra già persa: credo quindi che l'unica soluzione sia andarsene.
L'argomento di chi dice di restare perchè il ritiro farebbe peggiorare
le cose non regge più perché la situazione non ha fatto altro
che peggiorare dall'inizio del conflitto ad oggi: non c'è spiraglio
per la creazione di un autogoverno iracheno, la stessa popolazione irachena
non è convinta del fatto che li stiamo aiutando, nessuno di loro
ci chiede di restare. Ci hanno presentato la grande affluenza alle elezioni
per l'assemblea costituente come un successo ma non è altro che un
segnale di quanto gli iracheni desiderino la nostra partenza.
D'altronde non è stato il popolo iracheno a chiamarci, è stato
un intervento arbitrario contro cui perfino Giovanni Paolo II si è
battuto senza avere successo.. Perché questa voglia di intervenire
a tutti i costi? Secondo Bush e Blair per disinnescare il pericolo delle
armi di distruzione di massa di Saddam; ma le ricerche degli stessi americani
hanno ampiamente dimostrato che quelle armi non c'erano e sono stati obbligati
a smentire questa scusa ufficialmente. Un'altra giustificazione presentataci
è quella della necessità di smantellare un regime antidemocratico
ed oppressivo, ma seguendo questo criterio bisognerebbe intervenire contro
tanti altri paesi illiberali che però sono amici degli Usa, come
per esempio l'Arabia Saudita dove si chiude un occhio sui tanti oppositori
in carcere per continuare ad acquistare il petrolio a prezzi convenienti;
strategia peraltro inutile visti i prezzi della benzina
In ottobre si terranno le elezioni primarie nel centro-sinistra, non le sembra una perdita di tempo tenere queste consultazioni per eleggere un leader che è già riconosciuto come tale da tutta la coalizione? E poi non le sembrano primarie un po' anomale quelle in cui il partito di maggioranza relativa, i Ds, non presentano un proprio candidato?
Non c'è un candidato Ds perché tutti noi ci riconosciamo
pienamente in Romano Prodi.
Le elezioni primarie secondo me non erano necessarie ma sono state richieste
da una parte del nostro schieramento e bisognava accettarle per non essere
accusati di non voler sottoporre la scelta ad una procedura democratica.
Tutti sanno che è inutile mettere in discussione Prodi e che è
sostenuto dalla maggioranza della coalizione.
Detto questo, le primarie non erano necessarie ma sicuramente non sono dannose
se servono per evitare conflitti con i nostri alleati: bisogna fare tutto
il possibile per salvaguardare l'unità del centro sinistra e per
fare questo ci vogliono rispetto e comprensione per le idee degli altri.
Quindi prepariamoci a dare una larga investitura a Romano Prodi e ad affrontare
le elezioni politiche per vincerle perché il nostro Paese ha bisogno
che Berlusconi se ne vada.
La nostra scuola di formazione politica non si è posta l'obiettivo di una mera critica agli errori del governo Berlusconi ma cerca soprattutto di sottolineare e di dare vigore ai punti forti del Centro Sinistra. Secondo lei quali potrebbero essere i punti su cui sarebbe opportuno fare leva nella prossima campagna elettorale?
In questi anni la crescita del Centro Sinistra è stata sempre più
evidente visto che abbiamo vinto tutte le ultime consultazioni elettorali.
Credo che la campagna elettorale per le politiche dovrà essere basata
su pochi punti di forza chiari.
Il primo è la Pace, nel Medio Oriente, nei Paesi del Mediterraneo,
nel mondo
Penso ad una politica che impedisca il coinvolgimento in nuovi conflitti,
vicina in questo senso anche a quella della Santa Sede: bisogna creare un
largo campo di unità democratica, composto da credenti e non credenti,
per la difesa di questo bene supremo.
Il secondo punto è, come il primo, un presupposto per la nostra stessa
sopravvivenza: parlo della lotta al terrorismo e della sicurezza. Bisogna
prendere tutte le misure necessarie per la difesa ma non si possono paralizzare
interi Paesi per questa minaccia, senza contare poi che non si può
escludere che il colpo arrivi comunque
Di certo la risposta non è
gettare interi paesi come l'Iraq in una situazione di morte e distruzione
continua e caos incontrollabile.
Un altro tema che non si può ignorare è la ripresa economica:
ci troviamo in una crisi che è stata negata per anni e tardivamente
ammessa solo per fare ingoiare alla gente misure poco popolari, come se
il peso della crisi lo dovessero sopportare solo i più deboli..
I punti critici del nostro Paese sono: arretratezza e mancato progresso
tecnologico, ricerca ed innovazione trascurate, scuola ed università
poco finanziate, il Mezzogiorno che versa in una situazione cronica di sottosviluppo.
L'economia italiana perde incisività e competitività, il Paese
si è fermato perché le maggioranze parlamentari continuano
a curare i propri interessi e non quelli della collettività: ecco
la ragione principale per cui il Centro Sinistra ha vinto le ultime elezioni
e vincerà le politiche.
A questi problemi poi si lega il bisogno di un'innovazione in campo politico-istituzionale:
il governo attuale invece ci fa arretrare proponendo la distruzione della
Costituzione e dell'ordinamento giudiziario.
Sono queste alcune delle sfide su cui verterà lo scontro tra Centro
Destra e Centro Sinistra, scontro che sono certo sarà risolutivo
a nostro vantaggio e quindi a vantaggio del Paese.
Valentina Balestrazzi
Elisa Ravaglia
